Contraria la Coldiretti ai parchio eolici e fotovoltaici che sottraggono campi fertili e coltivabili

Le ultime battaglie della Coldiretti riguardano essenzialmente due fronti, contro il cibo sintetico e il proliferare dei parchi eolici e fotovoltaici per la produzione dell’energia.

Una lotta che nasce soprattutto dalla manipolazione comunicativa, dove il cibo prodotto in laboratorio, mediante la chimica, viene presentato come assolutamente ecologico, ed i parchi per la produzione di energia rinnovabile come una sorta di irrinunciabile realtà innovativa.

Niente di più lontano dalle vere aspettative delle imprese agricole, che chiedono soltanto di poter produrre più cibo e nella sufficienza per tutta la popolazione.

Una storia italiana, ma anche molisana, come sottolinea il Direttore regionale Aniello Ascolese, che afferma: “Non è più pensabile, che le nostre aziende siano costrette a chiudere i battenti per i prezzi, ormai insostenibili, di tutto quanto serve alla loro conduzione; i foraggi per l’alimentazione degli animali, le sementi ed i concimi per i campi”.

L’obiezione al cibo sintetico è facilmente intuibile e per i parchi eolici e fotovoltaici la lotta è legata al fatto che essi “rubano” terreno fertile e coltivabile e lo fanno in nome di una scelta ecologica di produzione energetica, che andrebbe di fatto a sostituire quella che produce il cibo.

““La necessità di impianti per la produzione di energia da fonte rinnovabile – sottolinea Ascolese – non può e non deve prescindere dalla tutela delle attività produttive e dell’ambiente dove tali impianti vengono realizzati. Coldiretti è fermamente convinta della necessità di “spingere” sulle fonti rinnovabili ma si oppone fermamente all’idea di sacrificare terreni agricoli”.

Questo perché – precisa il Direttore di Coldiretti – l’energia prodotta non porta un beneficio diretto alle popolazioni locali ma, al contrario contribuisce all’impoverimento del tessuto economico e sociale che vede le aziende agricole e zootecniche soccombere in nome di un effimero beneficio economico che favorisce l’abbandono di intere aree vocate da secoli alle produzioni agroalimentari di eccellenza”.