Nessuna soluzione in vista per il collasso del sistema sanitario molisano

La sanità molisana sta vivendo una fase critica, e il sistema di emergenza-urgenza, da tempo sotto pressione, sembra ormai al limite della sostenibilità. La recente vicenda legata alla gara indetta da Asrem per l’affidamento della gestione dei mezzi di soccorso alle associazioni di volontariato ha ulteriormente messo in evidenza i problemi che attanagliano il settore, con effetti devastanti sulla qualità del servizio e sull’accesso alle cure nelle aree più isolate della regione.

Nonostante l’intento di rafforzare la copertura sanitaria nelle zone più vulnerabili del Molise, l’appalto è andato deserto: nessuna realtà di volontariato ha risposto alla procedura di gara. A fare da sfondo a questo fallimento ci sono le condizioni economiche messe a punto nel regolamento della gara, considerate insostenibili dalle associazioni. Il rimborso di 20 euro per intervento – cifra forfettaria che dovrebbe coprire carburante, manutenzione, materiali e tutte le spese vive – è giudicato insufficiente e ben lontano da quelle necessarie per far fronte ai costi reali di gestione. Inoltre, l’importo rimborsato non tiene conto del numero effettivo degli interventi, ma si limita a una quota fissa mensile.

A complicare ulteriormente le cose, la gara non prevedeva alcun tipo di indennità per i volontari, neppure per i turni notturni o festivi, e nessun rimborso chilometrico. Nonostante la crescente incidenza dei costi assicurativi e gestionali, le associazioni avrebbero dovuto garantire equipaggiamenti a norma, formazione adeguata, e una disponibilità 24 ore su 24, tutto con una rendicontazione amministrativa rigida e onerosa.

Il rischio, ora più che mai concreto, è che le zone più fragili della regione, dove la carenza di servizi sanitari è già evidente, si trovino a fare i conti con una drastica riduzione dei mezzi di soccorso, se non addirittura con l’assenza di questi. E a far da sfondo a questa crisi, la drammatica carenza di medici. Attualmente, infatti, in tutta la regione operano solo 30 medici nel servizio 118, ben al di sotto dei 96 necessari per garantire una copertura completa delle 16 postazioni attive.

In questo quadro, si inserisce la proroga al 30 giugno dell’accordo regionale che regola le attività aggiuntive dei Medici di medicina generale nel settore dell’emergenza sanitaria territoriale, provvedimento adottato dalla Struttura commissariale. Un rinvio che, tuttavia, non rappresenta una soluzione strutturale alla crisi, ma solo un palliativo in attesa di interventi che sembrano sempre più difficili da realizzare.